Sari indiano: storia del tradizionale vestito indiano e istruzioni per l’uso Storia dei Sari indiani, il vestito indiano per eccellenza

Il Sari: storia del tradizionale vestito indiano istruzioni per l'uso Filo Nicky

Sari: etimologia

La parola “Sari” deriva dall’antica lingua sanscrita e vuol dire stoffa, striscia di panno. Nei secoli nella letteratura sanscrita l’attuale sari compare come “sattika“, mentre negli scritti buddisti “jatakas“. In entrambi i casi, comunque, indicava il tipico abbigliamento femminile indiano.

Detta legge l’antico trattato della danze e dei costumi indiani, il Natya Shastra (200 a.C.- 200 d.C.), che afferma che “l’ombelico […] è fonte di vita e creatività quindi non deve mai essere coperto dal Sari”. Sarebbe a dire, quindi, che il Sari a quell’epoca già veniva indossato, era fondamentale e doveva mostrare l’ombelico!

In un poema dell’autore indiano Kalhana del decimo secolo si trova la prima menzione scritta di questa veste. Anche nelle poesie Silappadhikaram e Kadambari di Banabhatta si legge di donne vestite in meravigliosi “panneggi“, ossia i Sari.

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Sari vestito indiano: storia

Il Sari viene indossato dall’era dei tempi e ce lo dimostra una statua di un sacerdote dell’età del bronzo indiana appartenente alla Valle dell’Indo (2800-1800 a.C). L’uomo è coperto da un drappo di stoffa, che si ritiene sia un antenato del sari come noi lo conosciamo oggi.

Storicamente sappiamo che i materiali utilizzati fin dal principio erano il cotone, che arriva nel 5000 a.C., e la seta, comparsa intorno al 2450-2000 a.C.. La cosa sorprendente è che anche in quei millenni avanti Cristo il sari veniva colorato! Sì, si utilizzavano coloranti naturali come l’indaco, la lacca, la rubia e la curcuma.

Originariamente il sari era composto da 3 pezzi:

  1. Antriya, la veste per la parte inferiore del corpo;
  2. Uttariya, il velo da portare sopra la spalla o la testa;
  3. Stanapatta, un drappo per il busto.

Oltre a questi, nei primi testi scritti della letteratura indiana antica (sanscrita) si ritrovano tantissimi termini relativi al Sari. I più ricorrenti e quindi più utilizzati sono:

  • Avagunthana, che indica un velo-mantello;
  • Uttariya, il velo da spalla;
  • Mukha-pata, il velo per il viso;
  • Sirovas, il velo per la testa.

È, però, proprio a cavallo del II secolo a.C. e il I secolo d.C. che Antariya Uttariya sono stati uniti per creare una singola veste, il SariOggi queste componenti si sono trasformate in:

  1. Ghagri e Lehenga, una gonna;
  2. Dupatta e Ghoongat, una stola che funge da sciarpa o scialle e un velo;
  3. Choli, una camicia a maniche corte.
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Sari indiano: che cos’è

Quello che lo distingue è la sua estrema comodità, che lo rende confortevole da indossare per donne di tutte le età che devono svolgere ogni tipo di movimento. Sapevi, poi, che aiuta il corpo ad allontanare l’umidità e i raggi del sole?

Il Sari può essere realizzato in mille colori e sfumature differenti, ma il rosso è da sempre stato il colore riservato alle nozze della donna indiana. Storicamente è stato realizzato in seta, cotone, ikat con immancabili tinture a riserva, stampe e ricami in argento e oro. Quelli più pregiati sono stati realizzati in broccato e riservati ad occasioni formali molto importanti. Al contrario, quelli semplici in cotone si utilizzano per tutti i giorni.

Oggi le cose sono un po’ cambiate riguardo di tessuti. Infatti non si utilizzano più, purtroppo, solo tessuti naturali, ma anche il poliestre, oltre alla charmeuse e alla georgette. La tradizione, invece, è stata mantenuta per il rosso, che è rimasto il colore del matrimonio.

Il Sari: storia del tradizionale vestito indiano e istruzioni per l'uso

Sari da matrimonio

Il Sari da matrimonio è il Sari della vita. In effetti, il matrimonio per la cultura indiana, il matrimonio indù, è altamente sacro. Non solo unisce i due sposi, ma anche le loro famiglie e i loro antenati!

Purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) si tratta di matrimoni combinati ben studiati dalle famiglie. A seconda della classe sociale, dello stato economico, del credo religioso e del quadro astrale degli sposi, vengono definite queste unioni. Oggigiorno, però, i giovani delle famiglie più benestanti possono scegliere liberamente il proprio partner.

La sposa, comunque, si sposa con il Sari! Rigorosamente in seta, è per tradizione rosso accompagnato da gioielli dorati nelle zone dell’India del nord, perché è di buon auspicio, ma si può trovare anche in verde, che augura fertilità. Nell’India del sud, invece, il Sari nuziale è bianco.

Negli ultimi tempi sembra che una certa apertura ad accettare più colori per le nozze sia arrivata anche in India ed in alcuni casi si possono trovare anche Sari dorati, rosa, arancioni, bordeaux, marroni e gialli.

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Sari: come si porta?

Il Sari è sgargiante e sembra perfetto sulle donne indiane, ma davvero complicato da indossare! Le sue tre parti, camicetta, sottoveste e stola devono essere armonizzate tra loro con un sistema di fissaggio quasi assurdo a prima vista. Le indiane impiegano meno di un minuto per comporlo, sebbene più del 80%  inizia a preferire abiti meno tradizionali.

Sari: fai da te

Per capire bene come avvolgerti in un Sari, guarda questo video!

Abito tradizionale indiano

La domanda finale, però, è: com’è riuscito a sopravvivere in tutti questi secoli? Sono millenni che il Sari viene indossato e non è ancora mai tramontato. Perché?

Il tutto è dovuto al fatto che il Sari non ha mai subìto limitazioni o proibizioni di alcun genere. Negli anni alle donne è sempre stato permesso di indossarlo e di drappeggiarlo come meglio credevano. A seconda della loro taglia, della loro situazione (se incinta, se ricca, se povera), a seconda di qualsiasi evenienza della vita, il Sari poteva essere adeguato in ogni modo. Nel momento in cui era ormai logoro, inutilizzabile, lo si poteva riciclare e riutilizzare per altri scopi.

Insomma, la sua comodità è stato il motivo per cui non è mai passato di moda!

Il sari è l’abito tradizionale in India e difficile è davvero resistere alla tentazione di indossarlo. Tu l’hai provato? Com’è stato?

2018-09-26T14:24:03+00:00 08-02-2018|0 Comments

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Ciao, sono Donatella ma tutti mi chiamano Dona! Ho 26 anni, vago per il mondo da 20. Il mio motto in viaggio è: volo e dormo a meno, per vedere e mangiare di più! Sono una eco-friendly traduttrice freelance innamorata degli States e adoro il tè verde. Seguo la mitica Nicky nel suo giro del mondo con la rubrica “10 frasi per sopravvivere in…” e con qualche altro articolo, perché credo in lei!

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